Racconti brevi: “Appunti algerini”

Ho scritto già di viaggi nei vari Paesi del mondo; erano racconti in cui descrivevo quello che vedevo, oggi scriverò quello che sentivo, ossia le mie impressioni. Inizio in ordine alfabetico, partendo dall’Algeria, dove ho passato diversi mesi negli anni ’70 e ’80. L’azienda in cui prestavo servizio, aveva uffici locali con impiegati algerini e spesso mi fermavo a dormire in una stanza dell’ufficio adibita ai soggiorni d’emergenza. Avevamo automobili in dotazione, per cui viaggiavamo moltissimo; l’unica cosa negativa era la targa della macchina di colore nero. C’era il rischio di essere confusi per francesi… smisi di volare con i voli interni dopo alcuni spaventi tremendi, preferivo affrontare ore di guida nel deserto in fuoristrada; andavo spesso a Orano, la prima volta la segretaria mi prenotò il miglior albergo.

Entrato in camera e in bagno, rimasi di sasso: tutti i sanitari, inclusa la vasca da bagno erano di color marrone/feci e l’odore che vi aleggiava confermava le supposizioni degli occhi. Ma non era tutto così squallido: parlando con degli algerini mi dissero che si erano divertiti a evirare i prigionieri francesi….la foto della Regina dei Touareg, che si trova al Museo del Bardo, per me rappresenta una delle donne più belle che abbia mai visto. Gli algerini mangiano i montoni, a un amico di Bergamo servirono una svizzera di montone! Però c’erano triglie che pesavano sui 3 etti e abboccavano all’amo senza esca! In Algeria ho mangiato una buonissima “baguette” e ho trovato il vino rosato e bianco buonissimi. Le donne erano tutte tatuate ma agli occhi avevano un trucco perfetto. La città di Algeri poi assomiglia molto a Genova, c’era una passeggiata a mare che era favolosa…

Sandro Emanuelli

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