Racconti brevi: “Pazzie in Polonia”

Nel ventennio degli anni ’80/’90 sono stato frequentemente in Polonia con l’Agente dell’azienda per cui lavoravo, un mio caro amico. La Polonia è un Paese che ho sempre amato e che visitavo volentieri, per la simpatia degli abitanti, grandi lavoratori, grandi bevitori, grandi combattenti. Ho sempre ammirato l’eroismo della cavalleria polacca contro i tedeschi invasori, Solidarnosh, la bontà che traspirava da Giovanni Paolo II e tanto altro. Ogni cliente nuovo che visitavamo diventava un amico, con relative mangiate e bevute e tanta confidenza, con scherzi, battute e brindisi vari. Una mattina alle nove, visitiamo un cliente già amico da anni, era decisamente un po’ brillo; la mia prima domanda fu: “Scusami, è l’ultima sbronza di ieri o la prima di oggi”? Mi accompagnarono una volta a visitare una distilleria dove preparavano un’ottima vodka, di diverse composizioni, tra i vari prodotti, c’era anche la vodka “kosher”, che gli ebrei potevano bere. Per amore del sapere, chiesi cosa comportava come differenza creare il prodotto “kosher”. Mi fu risposto che esisteva un rito di preparazione e che la materia prima (il luppolo) doveva essere toccata per il lavaggio solo da ragazze vergini e che c’era un rabbino che si occupava solo di certificare questo. Naturalmente mi proposi come assistente rabbino assunto in prova, vista l’avvenenza delle operaie addette…

Andai in pellegrinaggio al Santuario della Madonna Nera, a Czestochowa, venerata dal Papa. La cittadina si trova sulla strada percorsa dai TIR trasportatori di carni che arrivano dal confine sovietico per andare a scaricare in Europa. Gli autisti si fermavano nella cittadina per dormire e i vari alberghi, alberghetti e pensioni erano sempre pieni di gente perché vi soggiornavano le donnine allegre che si prendevano cura dei camionisti. Prima di entrare nel santuario, mi fu raccomandato di tenere una mano sul portafoglio e l’altra sul davanti, non si può mai sapere… Visitai anche il campo di Auschwitz, una tristezza. Una sera un amico mi disse che invidiava noi italiani per le reti stradali, in Polonia non erano ancora complete. Gli ricordai che i tedeschi già nel 1939 avevano costruito una bella strada che andava dal loro confine ad Auschwitz; forse bastava spargere la voce che a Danzica le famiglie di origine tedesca erano maltrattate e subito i tedeschi avrebbero fatto una autostrada, magari percorribile con i carri armati… Non vi dico le risate… Ma credo che il fatto più saliente fu un intervento che facemmo al di là dei limiti del nostro lavoro. Tutto da raccontare. Visitando una grande fabbrica, già nostra cliente da anni, fummo portati di fronte al Consiglio d’Amministrazione che trovammo in stato di preoccupazione acuta. Correva voce che lo Stato avesse in mente di vendere a una ditta inglese il terreno occupato dalla fabbrica, per farne un nuovo quartiere abitabile. I dirigenti della fabbrica erano preoccupati di perdere il posto di lavoro: c’era ancora il regime comunista e non potevi metterti a discutere le decisioni dello Stato.

Mi chiesero consiglio: memore di quello che succedeva in Italia, proposi di occupare la fabbrica, con scioperi vari e bandiere rosse. L’idea attecchì; andai inoltre alla sede della società inglese possibile acquirente e confusi le acque con molti discorsi assurdi. Stranamente questa mossa ebbe successo: lo Stato rinunciò alla vendita e fui festeggiato con un bella cena insieme al Consiglio d’Amministrazione. Ma non passavo la giornata a divertirmi, lavoravo sodo, qualche volta la sera mi sollazzavo. Una sera in un casinò, in albergo, ebbi una fortuna sfacciata, un turista italiano, anziano con consorte, che giocava vicino a me e registrava tutti i numeri usciti, sbottò dicendo che non era possibile e mi chiese che sistema usavo; tranquillamente gli risposi “il culo”! Non ho scritto della bellezza delle donne polacche; ho una foto di circa 40 anni prima, seduto a tavola con la contessina Maria De Zwalewska, allora eletta Miss Muretto di Alassio, una meraviglia… Gli amici quando venivano in Italia in ferie mi portavano un secchio di aringhe, ne ero golosissimo sia fresche, crude all’ammiraglia sia inscatolate. Purtroppo con il procedere degli anni, non ho più aringhe né vodka kosher in casa…

Sandro Emanuelli

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