Recensione libro “Il Falsario” di padre Livio Fanzaga

«Ogni guerra si combatte per degli scopi, più o meno manifesti. Gli uomini non esitano a distruggere e a distruggersi per i beni materiali o per ragioni di egemonia, di dominio e di potere. (…)
A un livello più elevato, invisibile ma realissimo, si combatte una battaglia ben più grande, che coinvolge cielo e terra, e la cui posta in palio non è qualcosa fuori di te, ma sei tu stesso. L’uomo è l’essere più conteso che esista. Fin da quando si trova nel paradiso terrestre è insidiato da un nemico astuto e malvagio che lo vuole rapire a Dio e sottoporre al suo spietato dominio. Le ultime pagine della Scrittura ti mostrano l’esito finale di questa interminabile guerra, che vede il trionfo di Cristo e i suoi nemici che precipitano nello stagno di fuoco e di zolfo. Al centro di questa immane contesa fra Dio e Satana ci sono gli uomini.»

Con queste parole si apre “Il Falsario”, un libro bellissimo e terribile nello stesso tempo, scritto dal direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga.
L’intento dell’Autore è fare una lunga se pur sintetica catechesi sul diavolo, “l’avversario di Dio e il nemico dell’uomo”, sulla scorta della Bibbia, del Catechismo, della Tradizione spirituale della Chiesa ed anche della sua esperienza pastorale.
Proprio le sue preoccupazioni di padre hanno spinto questo sacerdote bergamasco a trattare un tema totalmente censurato dalla cultura dominante: la presenza del male e la possibilità della dannazione eterna.

Dio ha creato gli angeli e gli uomini come esseri liberi, cioè capaci di riconoscere ed amare il loro Creatore, ma anche di rifiutarLo e di odiarLo. E’ dunque il dramma della libertà che sta all’origine del male: il diavolo era all’inizio una creatura buona, che per sua libera scelta ha deciso di pervertire se stessa in modo definitivo ed irrevocabile. L’Inferno non è stato creato da Dio, ma dal rifiuto dell’Amore di Dio da parte della creatura ribelle.
L’Autore riprende gli epiteti con i quali la Sacra Scrittura descrive il diavolo (“principe delle tenebre, avversario di Dio, nemico dell’uomo, principe di questo mondo, serpente, drago, tentatore”) e li commenta per farci capire quanto queste definizioni corrispondano alla nostra esperienza quotidiana ed alla vita del mondo.
Strepitosi in particolare sono i commenti alla tentazione dell’Eden e alle tentazioni di Gesù nel deserto. Satana si presenta come benefattore, che maschera il peccato e la ribellione a Dio come “il massimo della vita”, mentre in realtà sono la causa della nostra morte. Per questo è il Falsario. Dio aveva creato l’uomo immortale, dunque la morte non è un fatto biologico naturale, ma è “il salario del peccato” commesso dai nostri progenitori, il famoso peccato originale.

Il diavolo ha così acquisito un certo potere sull’uomo, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: basta accendere la televisione o leggere certe leggi che negano il diritto alla vita per rendersene conto.
Ma non bisogna preoccuparsi, Satana ormai ha perso. Gesù “ha cacciato il potente dalla sua casa e si è ripreso ciò che è Suo”, prima trionfando sulle tentazioni del deserto (da meditare bene perché sono tentazioni specifiche della Chiesa) e poi sconfiggendo definitivamente il male mediante l’offerta totale di Sé al Padre sulla croce per la nostra conversione.

Satana è come un cane legato: se non ti avvicini a lui, non può farti niente. Come si fa ad avvicinarsi a lui? Cedendo, appunto, alle sue tentazioni.
Nella seconda parte del libro, l’Autore descrive dettagliatamente la dinamica della tentazione, la quale è, come dire, personalizzata, nel senso che Satana ci studia fin dall’età della ragione per capire a quale fra i sette vizi capitali noi siamo più inclini e ci prepara le occasioni nelle quali possiamo soddisfare la nostra inclinazione al male, con la collaborazione del mondo e della sua mentalità dominante. Per esempio, ad un uomo lussurioso il diavolo presenterà una donna sotto il suo influsso.
Il peccato è la catena con la quale ci lega a sé, con lo scopo di ottenere la nostra adorazione, che è dovuta solo a Dio, e di conquistare la nostra anima per l’eternità.

Qual è il rimedio? E’ semplice ma esigente: vivere la vita ad imitazione di Cristo, cioè vivere dentro l’esperienza della Chiesa, nella preghiera, nella mortificazione dei vizi, nella frequentazione dei sacramenti (a proposito, Satana fa di tutto per impedire la confessione), nell’obbedienza al magistero del Papa e dei Vescovi. Solo nella croce di Cristo possiamo trovare la pace e la felicità che cerchiamo senza posa.

Daniele Meneghin

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