Siamo tutti un po’ social

Che belli i social network. Quelli come Facebook, Twitter, Instagram… quelli che danno la possibilità di colloquiare con persone in tutto il mondo, senza muoversi da casa. Sì, sono una bella invenzione. Ma li utilizziamo nel modo corretto? Chi vi scrive è convinto che essi abbiano un’enorme utilità, soprattutto se si ha un’attività commerciale o se più banalmente si vuole condividere un pensiero o qualcosa su di sé e sulla propria vita. Ma proprio come accade nel mondo reale, anche il virtuale presenta numerosi ostacoli e insidie. Mi è capitato più di una volta di “postare”, come si dice in gergo, un commento ad una notizia di cronaca oppure un pensiero personale… non l’avessi mai fatto: si sono scatenati veri e propri putiferi.

Insulti, commenti su commenti, repliche infinite e mi chiedo: a che pro? Porta ad una crescita? E’ in qualche modo formativo? Vi è un vero scambio di opinioni o anche il litigio, il rispondersi per le rime, è ormai diventato una moda, la normalità? Il problema di fondo, credo sia un qualcosa di molto banale, semplicemente la poca voglia (e capacità) di prendere alla leggera questi strumenti di comunicazione. Li (e ci) prendiamo troppo sul serio, confondendo realtà e fantasia, pronti a pensare di conoscere una persona dalle sue foto, dai suoi post, da ciò che scrive, senza averla neppure mai vista dal vivo. Leggo continuamente, avendo un profilo su Facebook anche io, commenti contro parenti, conoscenti, partner, commenti pieni di odio contro il proprio capo, commenti contro qualche amico o amica che ha fatto, magari involontariamente, qualche sgarbo. Un mondo virtuale, nato come passatempo, si è trasformato fino ad assomigliare a un ring! Sempre più frequenti sono gli sfoghi sul proprio posto di lavoro. Questioni senza dubbio molto private. Spezzo una lancia nei confronti dei datori di lavoro: non è bello, come per chiunque, vedersi deriso e sbeffeggiato dal proprio dipendente, pubblicamente e su internet. Senza contare il rovescio della medaglia: diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno precisato che un post denigratorio su social network nei confronti del proprio datore di lavoro può essere causa di licenziamento, come avvenuto già in diverse occasioni.

Senza contare i problemi familiari: scenate, gelosia, critiche, litigi. Persone che a causa di una foto su social network si son ritrovate con le valigie pronte fuori di casa! Foto di figli abbandonati, moglie picchiate, mariti traditi. È tutto pubblico ormai.

Eppure gli aspetti positivi non mancherebbero, prendo un esempio personale: adoro la lingua spagnola e la sua “melodicità”. Ho sempre sognato di poter, un giorno, colloquiare con persone madrelingua e imparare da loro qualche termine, un convenevole, un saluto o qualche simpatica frase da usare.

Ho iniziato con la musica. Testi scaricati e tradotti. Poi Facebook. Essendo nella Croce Rossa Italiana e facendo parte di numerosi gruppi sui social ad essa dedicati, ho iniziato a conversare con persone straniere. Mi son concentrato sulle zone sudamericane: Cile, Argentina, Colombia. Nazioni dove lo spagnolo è di casa. Anche contatti cubani. Tutto per la mia voglia di imparare la loro lingua. Ricordo le difficoltà iniziali, ogni due secondi ero con il vocabolario online aperto perché non conoscevo dei termini. Ora son due anni che scrivo (e parlo) in spagnolo e posso dire grazie ai social se posso conversare in modo abbastanza buono con tutti coloro che mi scrivono o parlano in spagnolo. Questo per dire che, in qualsiasi ambito, si può imparare. Si può trarre insegnamento persino da un video games. E così dal social network.

Usiamo la testa quando usiamo la tastiera… litighiamo già abbastanza nel mondo reale, perché farlo anche nel mondo virtuale?

Daniel Incandela

 

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