L’omino arrabbiato

Era una fredda sera invernale, il mese di gennaio di quell’anno fu uno dei più freddi che io ricordi.

In quella gelida sera conobbi una persona, un ragazzo gentile nei modi e molto educato. Una di quelle persone che subito capisci essere buone. Ma guardandolo bene notai qualcosa in lui di strano. I suoi occhi erano cupi, quasi uno sguardo arcigno lo caratterizzava. In quello sguardo traspariva una voglia di gridare, di urlare al mondo tutto ciò che il corpo non riusciva più a tenere dentro. Riconobbi subito quella sensazione, quegli occhi trasparivano rabbia. Una rabbia repressa, quasi nascosta, ma che un buon osservatore riusciva sicuramente a scovare.

Fu così che mi misi a parlare con questo ragazzotto e scoprii tante cose di lui. Una vita impegnatissima, piena di begli avvenimenti e di tante soddisfazioni.

Ma….Allora perché questa rabbia? Volli approfondire, capire cosa stava succedendo in questo nuovo amico. Cercai di domandare, ma lui si chiuse a riccio. Per forza, non mi conosceva ed ovviamente non si sentiva capace e né si fidava a parlare di sé. Lo capisco, perché aprirsi al mondo ed alle altre persone, soprattutto su fatti di carattere personale, non è facile. Anzi, è complicatissimo. Ed è pure rischioso. Pensate a quante persone vogliono sapere i fatti nostri solo per spulciare nelle nostre vite e godere delle nostre sconfitte E’ per questo che capisco questo ragazzo, comprendo la sua poca voglia di parlare di se stesso.

Ma volevo capire, volevo fortemente aiutarlo a sfogare e parlando capii che cominciava a fidarsi ed arricchire le chiacchiere di particolari. Sempre più ampi e sempre più personali.

Ad un tratto il giovinotto mi raccontò che intraprese un tipo di studi che credeva piacergli, era ancora giovanissimo ed incerto, ma convinto di ciò che andava a fare.

Ben presto capì che non era il suo percorso, non era ciò per cui voleva farsi il mazzo e che poco gliene caleva del fatto che quello fosse il suo futuro. Mi disse che a fatica terminò quel percorso ma cambiò poi strada, intraprendendone una totalmente diversa. Fu lì che capii che si stava aprendo, stava parlando della sua vita.

Ad un certo momento gli feci una domanda diretta: «Ehi amico, i tuoi occhi non mi dicono cose buone, tu hai della rabbia repressa in te. Come mai tanta rabbia?»

Lui rimase sorpreso, quasi scioccato. Mi guardò e disse: «Guarda mio caro, quando credi di conoscere bene le persone ed in realtà scopri che esse son diverse da come le avevi idealizzate…..beh, fa malissimo. Ed è qui che esplode la rabbia»

Rimasi in silenzio, ma poi gli dissi questo: «Amico mio, ti capisco. Anche io a volte non so come mai la gente cambia, o se cambiamo noi. Però vedi, la rabbia, se fine a se stessa non è positiva. Bisogna trasformarla in sensazioni positive, in stimoli buoni per andare avanti e creare. Creare nuove opportunità. È un po’ come la dinamo delle biciclette: tu pedali, fai fatica e magari tiri accidenti. Ma alla fine accendi la lampadina. Così va usata la rabbia, per creare nuove forze, per conquistare nuove vittorie»

Vedete, quel ragazzo, con cui alla fine mi scambiai i numeri di telefono, dopo qualche giorno mi ricontattò. Lo fece per ringraziarmi, perché aveva pensato a ciò che gli avevo consigliato. Mi disse che da quel momento in cui gli diedi quella “dritta” imparò che la rabbia è uno stimolo e non la sensazione in sé e che usandola bene crea energie infinite e tutte volte alla positività ed alla produttività.

Non rividi mai più quel ragazzo, ma ebbi la certezza che, da allora, imparò a far tesoro delle mie parole, come io feci tesoro della sua conoscenza e posso solamente dire che la sua rabbia arricchì anche me.

Daniel Incandela

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