Blue Whale: il gioco della morte.

Negli ultimi tempi si è sentito parlare di Blue Whale, il macabro e mortale gioco che ha purtroppo preso piede anche nel nostro Paese.

Ma cos’è esattamente il Blue Whale e qual è la ragione per la quale è nato?

Il Blue Whale, letteralmente Balena Blu, è un “gioco” in cui vi sono solo due partecipanti: un “curatore” e la vittima.

Le modalità sono assurde quanto violente, perché la vittima, solitamente un ragazzino dagli 8 ai 17 anni, è chiamato a compiere per 50 giorni atti contro la propria persona, che vanno dalle incisioni sulla pelle – specialmente la tipica balena – all’alzarsi alle 4,20 del mattino per visionare video e film raffiguranti suicidi o violenza, o ancora per ascoltare musica psicologicamente penetrante fino al suicidio.

Infatti il gioco Blue Whale è chiamato il gioco della morte, perché porta, in soli 50 giorni, la vittima a togliersi la vita per volere del curatore.

Tale triste e macabra induzione al suicidio, sotto forma di roleplay game è nata in Russia, sembra nel 2006, quando è stato scoperto grazie all’arresto di un uomo, che si vantò persino di aver indotto al suicidio decine di bambini, ritenuti da lui “scarti della società” e quindi meritevoli di una triste fine.

Purtroppo negli ultimi mesi questo fenomeno ha preso piede pure da noi, in Italia, dove sono state decine le segnalazioni da parte di familiari e amici di giovanissimi che hanno notato qualcosa di strano in loro.

Ma cosa spinge un ragazzino a farsi “svuotare” da questo gioco fino alla morte?

Potremmo partire dal fatto che, ultimamente, la vita di ognuno di noi è sempre più frenetica ed impegnata, tanto che, anche chi ha figli piccoli, si deve avvalere di babysitter, nonni o altre persone che diano aiuto per badare a loro. Questo fa sì che i nostri ragazzi siano sempre meno seguiti e che forse si sentano sempre più abbandonati dalle famig\lie.

Questo sintomo potrebbe spingere allora a sentirsi “amati” da una persona estranea che, mediante metodi psicologici subdoli, entra a far parte della vita di questi poveri ragazzi, fino a diventarne i padroni.

Infatti, sembra che la maggior parte dei curatori di Blue Whale sia costituita da laureati in psicologia infantile o psichiatri, quindi molto avvantaggiati nel capire come prendere “possesso” di una persona.

In Italia fortunatamente il fenomeno è (ancora) marginale, tanto che le segnalazioni di autolesionismo e di “blue Whale” sono poche decine.

Ma è un allarme ugualmente, perché ci fa capire quanto questo gioco sia potente e quanto sia “interessante” per i giovani, poco seguiti ormai dalle famiglie e sempre più presi da tecnologia e quant’altro.

In pochi mesi, da quando un noto programma televisivo ne ha parlato, alla Polizia postale e delle telecomunicazioni sono arrivate varie segnalazioni di persone che hanno notato segni strani su braccia e gambe di giovanissimi. Sinonimo di questo brutale gioco.

L’aspetto terribile di questo rpg è che il ragazzino deve fare vita normale e non far trasparire nulla né parlare con nessuno di ciò, fino al 50° giorno, quello del suicidio. Per questo è difficile notare chi ci “gioca”.

La sola cosa che potremmo fare tutti noi per evitare questa fine è seguire di più i nostri ragazzi, i nostri piccoli amici, in modo che non possano avvicinarsi a questo che può essere chiamato “il mortal gioco”.

Prendiamoci tutti una pausa, corriamo meno e dedichiamoci di più alla famiglia e…facciamo sparire la balena (solo quella del gioco) dalle vite di tutti i più piccoli. La vita è bella, facciamoglielo capire.

Daniel Incandela

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