Racconti brevi: “Autostrada”

Viaggiare immersi nella notte ha un fascino particolare: l’autostrada è pressoché deserta, ad eccezione di qualche altro automobilista saltuario, e una manciata di camionisti assonnati, che forse maledicono quel nastro asfaltato e il mostro a ruote gemellate con cui vi scivolano sopra. L’autostrada è tutta uguale: un tenebroso serpente dalla bianca livrea regolare. Quando la percorri di notte, ti pare di non muoverti, di rimanere nel medesimo punto: nessuna luce all’orizzonte, nulla più alle spalle, o intorno. Sei inghiottito in un buio che disorienta, che nasconde i chilometri percorsi e quelli ancora da coprire. Allora osservi nel retrovisore, cercando d’intravedervi qualcosa di ciò che hai passato, senza riuscire a metterlo a fuoco. Dimentichi tutto: dimentichi gli errori, che puntualmente ritroverai come autostoppisti, accoglierai a bordo, e lascerai a qualche stazione di servizio, perdendone la memoria. Ti smarrirai in un ciclico viaggio, commettendo sempre i soliti, stupidi sbagli, fino a quando, forse, deciderai di tirar dritto di fronte al prossimo pollice al vento.

Perdi di vista quel che hai avuto, e ciò che hai fatto; perdi di vista le persone con cui hai vissuto attimi bellissimi e momenti terribili, chi ti ha donato un po’ di bene e chi ti ha gettato addosso una manciata di male. Ti sfugge la prospettiva, quella meno immediata, più remota. la destinazione che devi raggiungere: non la vedi, neppure accendendo gli abbaglianti. Sai che è più avanti, pur non immaginando a che chilometro si trovi. Durante questo viaggio, sei solo tu e la strada, nulla e nessun’altro. Avanzi premendo sull’acceleratore in attesa che compaia la tua uscita. Chissà quanto si pagherà al casello.

(In sottofondo: The Killers – All these things that i’ve done)

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