Ziggy e l’astronave

Ti alzi al mattino, come tutti i giorni, con una canzone a caso nella testa, e che canticchi, mentre sei sotto la doccia e fai colazione. Ti accompagna per le prime ore della giornata, quelle che a molti risultano sempre difficili, e un po’ detestate.

Stamattina cantavi “Space Oddity” di David Bowie. E poi, mentre leggi le notizie sul web, sorseggiando il latte, ti fermi, e apprendi che il Duca Bianco non c’è più.

Un paio d’anni fa scrissi questo editoriale su Bowie, e su quanto abbia influenzato le correnti musicali e culturali in genere, durante i decenni della sua carriera multicolore. Un esempio meraviglioso di eccletticità e di passione artistica, costellata da una eccentricità elegante e tagliente.

Il Duca rappresenta uno dei primi e persistenti ricordi musicali che possiedo dalla mia nascita. Avevo circa 5 anni quando mio padre ascoltava “Space Oddity”, e ricordo benissimo la scena: lo stereo assemblato, enorme, massiccio, colmo di luci, levette e astine oscillanti: un’astronave. Sì, mi pareva un’astronave aliena, e, quasi a sentire i miei pensieri, dalle casse JBL uscì una frase: “Ground control to Major Tom”. Un’atmosfera sospesa, come se il soggiorno fosse finito nello spazio.

Ricordo il film Labyrinth, ricordo il magnifico duetto con l’immenso Freddie Mercury in “Under pressure”. Scene che mi hanno accompagnato fin da bambino ad oggi.

Ricordo molto di questo grandissimo artista, che ho adorato in ogni sfumatura della sua espressività, ma ciò che rimane più impresso, è quello stereo assemblato, quelle casse superstiti di quella luccicante astronave, che oggi non c’è più, e che mi mancherà.

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