September Sky – Letter to Fear: la recensione

L’America è un territorio talmente ampio da offrire una fonte pressoché inesauribile di musicisti, in particolare nel panorama rock e metal. In quest’ultimo ambito, poi, si sono formate correnti musicali estremamente diversificate, dando origine a filoni nuovi a cui sia gli ascoltatori che i produttori di musica hanno preso gradualmente ad accostarsi. Il mainstream ha visto costellarsi di un numero ingente di rappresentanti a stelle e strisce: dai Metallica agli Slipknot, la lista sarebbe effettivamente infinita, toccando sottogeneri di ogni sfumatura.

Oggi parliamo di una band decisamente fuori dal contesto mainstream, ma ugualmente degna di nota per le sue produzioni: i September Sky.

La band di Indianapolis propone un sound molto deciso, a metà strada tra il rock e il metal, caratterizzato da riff di chitarra molto cattivi, e da una voce che vira tra intonazioni melodiche e performance ringhianti.

Volendoli accostare ad esponenti più conosciuti, potremmo affermare che la musica proposta dall’ultimo EP, “Letter to fear”, rilasciato ormai dal 2013, ricordi parzialmente quella prodotta da rappresentanti di genere quali Godsmack e Creed: in sintesi un fusion tra un post grunge e hard rock, caratterizzato da atmosfere piuttosto cupe e ovattate.

Analizziamo track by track questo lavoro della band statunitense.

La prima traccia, intitolata, “The fight”, apre con un backing vocal in fade in, per lasciare spazio a un sound d’apertura decisamente aggressivo. La voce del cantante, Scott Bernhardt è bella piena, dotata di spessore, in grado di alternare una musicalità equilibrata ad urla e toni rochi, enfatizzando un suono cupo e cattivo, in linea con i canoni musicali proposti dal quintetto. Ottimo pezzo, deciso e coinvolgente.

Si prosegue con la title track, “Letter to fear”, caratterizzata da un incipit tranquillo, in cui la sezione ritmica la fa da padrona. Anche la voce di Bernhardt è più pacata, modulata. Dispiegandosi, il brano acquisisce cattiveria, attraverso chitarre e voce, in un crescendo di rabbia, lento ma molto penetrante. Un gran bel brano.

La terza traccia è “My ending”, il cui incipit è affidato a suoni cupi e distorti, snodandosi in un riff feroce, lento, molto simile a una marcia. Il sound diviene più sostenuto durante l’esecuzione, e tuttavia costantemente venato da quell’atmosfera cupa che caratterizza ogni brano della band. I ritmi prendono via via velocità, frenetici, fino alla conclusione. Buon brano, molto coinvolgente.

“Favored” inizia con un riff di chitarra vorticoso, che accompagna in sottofondo gran parte della canzone, attribuendo ad essa una sensazione di vertigine e di disagio. Assoli ben costruiti, e una sezione ritmica ben articolata, portano l’ascoltatore ad essere sballottato attraverso i ritmi ripetitivi, che dipingono l’ambiente di tinte claustrofobiche e squassanti.

“Wind & Waves” attacca con voce e chitarra estremamente coinvolgenti: ritmo introduttivo sostenuto, il quale muta nuovamente in un passaggio da capogiro, sballottando l’ascoltatore attraverso  un’atmosfera da vertigine, simile a quella creata in “Favored”, seppur attraverso tempi differenti. L’incipit di voce, distorta attraverso gli effetti, afferra immediatamente l’ascoltatore per le spalle, scuotendolo. Lo scorrere del brano mantiene persistente questa sensazione, attraverso riff martellanti e palm mute sulle chitarre: continui singoli scossoni trasmessi all’ascoltatore.

L’album si chiude con “Fallacy”, la quale parte con un assolo di chitarra piuttosto aggressivo, per svilupparsi in un brano diverso rispetto ai precedenti: una scorrevolezza più rock e meno metal, molto melodico e meno deciso, se paragonato alle precedenti tracce. Le atmosfere sono sempre cupe e ovattate, ma contraddistinte da un ritornello meno “opprimente”, lievemente più leggero, per poi precipitare repentinamente in un passaggio più aggressivo, sottolineato dalla voce ringhiante.

Nell’insieme, Letter to fear si presenta come un buon lavoro, piuttosto omogeneo, anche se un paio di tracce spiccano nettamente. Siuramente “The fight” rappresenta il titolo migliore del lavoro dei September Sky, i quali miscelano adeguatamente le sfumature hard rock con i profli metal, dando luce a un’esecuzione decisa e sufficientemente aggressiva. Degne di nota anche “My ending”, e “Letter to fear”.

Un buon disco, in linea con i canoni musicali del genere hard/metal statunitense, che ci sentiamo di consigliare. Seppur uscito da ormai tre anni, questo lavoro della band a stelle e strisce può rappresentare una piacevole scoperta per chi cerchi costantemente nuovi artisti da ascoltare.

Ascolta “Letter to Fear” su Spotify

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