Pain of Salvation – In the Passing Light of Day: la recensione

Lo scoro 13 gennaio è uscitoIn the Passing Light of Day”, decimo studio album dei Pain of Salvation, band prog metal svedese che, attraverso questo lavoro, conferma ulteriormente le proprie peculiarità: una sperimentazione sonora senza requie e una giustapposizione di ritmiche contrastanti, che portano un combattuto concerto emozionale nell’ascoltatore. Vi è da dire che la coerenza dei Pain of Salvation sta proprio nel desiderio persistente di sperimentare, di realizzare concept: seppur gli ultimi lavori non siano stati universalmente apprezzati, è giusto considerare che intraprendere strade inesplorate sia un gesto coraggioso e degno di stima.

Le tematiche di questo nuovo LP nascono dal duro percorso intrapreso dal leader Daniel Gildenlöw, reduce da una lotta contro la fascite necrotizzante, contratta nel 2014. I ritmi si intersecano, si intrecciano in passaggi melodici, talvolta talmente lenti da rasentare l’immobilità, solo per irrompere in riff potenti e rabbiosi: un’alternanza che squassa l’ascoltatore, dipingendogli di fronte un antitetico quadro di sensazioni che stringono il cuore, si affievoliscono e improvvisamente avvampano in un’ondata di energia a tratti brutale. È questa l’identità dei Pain of Salvation, racchiusa fin nel nome assunto dalla band alla sua fondazione: un contrasto netto e talmente vibrante da assumere un equilibrio naturale. “In the Passing Light of Day, porta l’ascoltatore in un vortice di emozioni che sono un attimo quiete, quasi rassegnate, e immediatamente dopo divengono decise e rabbiose. Ciò si avverte pienamente in “Full throttle tribe”, un brano in cui le angosce dovute alla malattia si susseguono assumendo forme diverse: rabbia e mestizia nell’impotenza di un letto d’ospedale.

“Angels of Broken Things” rappresenta un esempio del ritorno alle sonorità apprezzate in album come “Remedy Lane”: assoli di chitarra si contrappongono a un ritmo lento e distaccato, sottolineando ancora una volta i chiaroscuri tipici dei Pain of Salvation. Le atmosfere cupe dipinte dalle tastiere nell’incipit di “The Taming of a Beast” si accompagnano al cantato docile di Gildenlöw, solo per sfumare in brutali passaggi ringhiati con rabbia disperata. Un furore che si accresce ulteriormente nella toccante “Is this the End”, caratterizzata da una persistente angoscia, un dolore che si dibatte come una bestia ferita, spingendo e scalciando per uscire attraverso riff martellanti e urla strazianti. Una pena squassante, che toglie le energie, portando voce e strumenti a rallentare di colpo, a fermarsi, a prendere fiato prima di una nuova intensa ondata di dolore.

“In the Passing Light of Day” è un album estremamente complesso, carico di emozioni devastanti che trascinano l’ascoltatore in un percorso lungo e travagliato. Si tratta indubbiamente di un grande lavoro, genuino e sinceramente sentito in ogni sua sfumatura. In ogni brano si percepiscono le emozioni provate da Gildenlöw, rendendo l’ascoltatore totalmente partecipe: un autentico diario musicale su patimenti e paure, eppure sempre venato da reattività, rabbia e desiderio di reagire.

Produrre lavori musicali articolati può essere molto pericoloso: il rischio è quello di incorrere nell’incomprensione di chi ascolta, pertanto è fondamentale conferire un’impronta immediatamente riconoscibile. Si tratta di un’impresa decisamente impegnativa, il cui successo è tutt’altro che garantito. In tutto ciò i Pain of Salvation riescono con grande efficacia, sapendo disegnare con note e parole un percorso difficilissimo, reale, crudo e senza artefatti. Un album che rappresenta in maniera completa e fedele il senso del nome stesso della band: il dolore della salvezza, il cammino alla mercé di intemperie e terreni accidentati, tenendo ben stretta tra le mani sanguinanti la propria vita.

Ascolta “In the Passing Light of Day” su Spotify

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