In Flames – Battles: la recensione

Nella musica, così come nella vita, le strade percorse sono sovente bizzarre e imprevedibili; si abbandona una via e se ne intraprende un’altra, talvolta completamente diversa. Si compiono scelte radicali che portano il protagonista molto lontano dalla posizione in cui era nel momento della decisione. Il percorso musicale di un artista non sempre è lineare e prevedibile, anzi, sovente è costellato di imprevisti e scelte fino a quel momento impensabili. Gli In Flames sono stati caratterizzati da una serie di avvicendamenti tali da rendere la formazione attuale completamente diversa da quella all’origine. Un’identità difficile da inquadrare ha portato a definire questa band in maniere diverse nel corso degli anni, fino a portarli a un cambiamento radicale nelle ultime produzioni, conducendo anche a critiche talvolta molto aspre. L’uscita degli ultimi album, pertanto, è stata accompagnata sovente da disappunto da parte di chi era particolarmente legato allo stile originario della band scandinava, la quale, comunque, difficilmente veniva accostata al vero e proprio Death Metal. Al di là delle definizioni, è innegabile che la musica degli In Flames sia cambiata nettamente con le ultime opere; che questo sia un bene o meno è opinabile.

“Battles” è il dodicesimo studio album della band scandinava, con cui viene consolidato il legame nei confronti di “Siren Charms”, uscito due anni or sono, e non completamente apprezzato dalle critiche. Le sonorità sono quelle a cui gli In Flames ci hanno abituato nelle ultime produzioni: crescenti contaminazioni elettroniche, infondendo una sfumatura alternativa, e maggior spazio a sonorità melodiche, molto meno aggressive rispetto ai lavori originali. Un sound meno ringhiato, sottolineato anche dalla voce del cantante Anders Fridèn, il quale offre molto più spazio alla voce in clean, seppur sempre graffiata. Il growl è scomparso, e ad esso si sostituisce uno scream “sporco”, talvolta a metà strada tra l’urlato e lo scream puro. Al di là delle polemiche suscitate da chi criticava gli In Flames per le ultime scelte stilistiche, è opportuno affermare che la band di Goteborg si è definitivamente separata dal genere Melodic Death Metal per abbracciare un rock duro, alternativo, solamente venato da sfumature metal, e che tuttavia risulta mostrare aspetti intriganti.

Il disco si apre con “Drained”, lento, ipnotico: sonorità elettroniche e la voce di Fridén che introduce lentamente, poi una svolta repentina in un riff deciso e in uno scream sporco, per proseguire con una melodia decisa e ben strutturata. I brani si susseguono uno dietro l’altro, differenti, molto particolari, ma tutti ugualmente coinvolgenti. Suono pieno, atmosfere di difficile collocazione, ma di presa sull’ascoltatore, il quale non viene lasciato ad “abituarsi” alle canzoni; egli rimane sempre presente durante lo svolgimento dei brani, in cui le chitarre compiono riff e assoli profondi e coinvolgenti, adeguatamente supportati dalla sezione ritmica. “Like Sand” inizia con una lentezza di chitarra che in qualche modo ricorda i primi secondi di “Satellites and Astronauts”, per svilupparsi in qualcosa di nuovo, un brano coinvolgente e agrodolce, sottolineato dalla voce di Fridén, la quale vira dal clean allo scream graffiato. “The Truth” mostra chiare sonorità Nu Metal, e contaminazioni elettroniche molto marcate; il coro dei bambini ricorda moltissimo il ritornello di “Youth of the Nation” dei P.O.D.. Di tutt’altro carattere è invece “Through My Eyes”, pezzo più aggressivo, caratterizzato da una vena più metal, assoli e riff più cattivi, pur senza discostarsi dall’identità assunta dall’intero album. “Before I Fall” si apre con un incipit elettronico in fade in, ricordando molto lo stile adottato in “Siren Charms”, per proseguire con ritmo costante e suono pieno.

Nell’insieme “Battles” rappresenta un bel lavoro, costruito con competenza e coraggio. La band ha deciso di reinventarsi totalmente, forse adottando un profilo più mainstream, tuttavia producendo un’opera di gran carattere, in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore e di dipingere atmosfere piene e avvolgenti. Un lavoro che probabilmente farà storcere il naso ai detrattori degli In Flames, ma è giusto riconoscere loro la capacità di cambiare con stile e personalità. “Battles” è qualcosa di nuovo, che porta a compimento una muta iniziata con “Siren Charms”, e concretizzatasi attraverso quattordici brani coinvolgenti e persistenti.

 Ascolta “Battles” su Spotify

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