Ignorantia Legit – Brace: la recensione

Una delle bellezze della musica è che con le sue sfumature essa è in grado di portarti ovunque. Vi sono sonorità che ti trasportano in luoghi lontani, perché tipiche di quei posti. È ciò che accade anche con “Brace”, degli Ignorantia Legit, band romana che definisce il proprio genere “Rock e dintorni”. Il quartetto, formatosi nel 2009, esordisce nel 2012, con la pubblicazione del primo lavoro, intitolato proprio “Ignorantia Legit”. Nel 2015 esce “Brace”, EP costituito da cinque tracce, che, come espresso dichiaratamente dagli autori, trattano di “cinismo e rassegnazione, di speranza, di feste di paese, ma anche violenza domestica e del trascorrere del tempo”.

L’album esprime un sound molto accattivante: un alternative rock con influenze pop, venato da uno stile british, il quale ricorda sonorità percorse da esponenti del calibro dei Blur e dei Pulp.

La bella voce del cantante Emiliano Rapiti si sposa perfettamente con il sound pulito prodotto dalla band: sezione ritmica bella piena e chitarre precise, il tutto produce brani molto coinvolgenti e di facile ascolto.

Il pezzo più bello, a nostro avviso, è rappresentato da “VFC”, canzone d’apertura, la quale trasmette una grande energia, sia attraverso il sound che il testo. Un quadro delle brutture della nostra società, della mestizia che accompagna molti luoghi comuni, del cinismo che costella idee disfattiste, a cui ci si ribella con un forte entusiasmo per la vita. Energia a profusione, sprigionata da note e parole. “Vuoi Farmi Credere…?” Inizia e ripete Rapiti durante la traccia, opponendosi alle convinzioni negative di chi ci è intorno, e ci vuole convincere invano che non ci sia nulla per cui valga la pena vivere. Da segnalare, per “VFC”, anche la presenza di un videoclip molto simpatico, con protagonista un cosplayer del super cattivo Marvel Magneto, coinvolto in una serie di siparietti che strappano qualche sorriso.

“All’apparenza” e “La banda del paese” sono brani caratterizzati da ritmi allegri, messi in antitesi da testi che si snodano lungo un’altalena di sentimenti mesti e speranzosi, descrivendo la quotidianità spenta, le emozioni sbiadite, la malinconia e la tristezza che assale chi si trova talvolta in obbligo d’essere allegro e di dover festeggiare suo malgrado.

Degno di nota anche il brano “Ciao sono io”, melodia lenta che racconta di uno dei peggiori aspetti della società umana: la violenza domestica, descritta attraverso gli antitetici comportamenti di chi pensa scioccamente di poter amare qualcuno al punto di distruggerlo.

L’EP si conclude con “Il tempo”, il quale racconta lo scorrere impietoso del tempo, e il rapporto che ognuno di noi ha con esso o, talvolta, crede di avere.

Nel suo insieme “Brace” si rivela essere un bel lavoro, decisamente da ascoltare, e consigliato a chiunque ami il rock, il pop, o le sonorità spumeggianti.

Ascolta “Brace” su SPotify

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