Recensione libro “Finchè notte non sia più” di Novita Amadei

“Cercò di ricordare come fosse arrivata in quella campagna sperduta, attraversata solo da uccelli migratori e dagli ultimi angeli, dove pioveva e spioveva e il silenzio vegliava su una lunga storia di venti, di versi di animali, sul respiro del bosco e il lamento delle campane al vespro, dove lei non si sentiva diversa da una ghianda o una foglia“.

La delicatezza della prosa, quasi un sussurro, mi ha incantato.

La trama si dipana lentamente, portando alla luce con circospezione i protagonisti di questo racconto molto emozionante. L’autrice, Novita Amadei, ci accompagna lungo questo viaggio, portandoci per mano nel cuore e nell’anima di ognuno di loro, lì dove albergano gli amori, gli affetti, i rancori.

Caterina, giovane ragazza italiana, sceglie di trascorrere un anno presso gli zii in Francia. Decide, quindi, di approfondire la sua conoscenza della lingua francese, e più esattamente della letteratura francese, sua passione da sempre. Il professore a cui si rivolge, uomo distinto e ottimo insegnante, la introduce con profonde e accurate argomentazioni alla scoperta di grandi autori, trasportandola lontana, rapita dalla sua voce e dalle sue parole.

La vita scorre placida, in quel piccolo borgo della campagna francese, ”dove il rollio del tempo non calcava mai la mano”, così diversa da Roma, così chiassosa, caotica, civettuola e soffocante.

Trascorre le sue giornate tra il salone della zia, dove dà una mano, e le lezioni del professore, ma un giorno compare nel salone Delio. Anche lui italiano, residente da anni in quel piccolo borgo assieme alla moglie Teresa, morta da tempo. Conduce un’esistenza solitaria nella sua grande casa, scandita dai ritmi lenti delle stagioni, e come unico compagno un vecchio cane che rispecchia in pieno il suo decadimento e la sua vecchiaia; una vita ai margini del borgo e della vita stessa.

L’incontro tra Delio e Caterina li cambierà entrambi per sempre, scatta immediatamente tra loro un affetto silenzioso fatto più di gesti che di parole. La ragazza comprende che il vecchio Delio è un uomo bisognoso di aiuto, il suo disagio rispecchia un malessere che va ben oltre quello fisico. I ricordi sono la sua unica compagnia, sente di aver fallito, scelte dettate solo dall’amore hanno finito per rovinare irrimediabilmente il rapporto con suo figlio.

L’angoscia lo attanaglia, consumandolo, e quando Caterina decide di trasferirsi a casa sua, sente finalmente rinascere in lui la speranza. Hanno bisogno l’uno dell’altro, come due anime che finalmente si sono ritrovate, la convivenza li libera dalla solitudine, rifiorisce in Delio la voglia di vivere, riaffiorano i ricordi, quasi tutti legati all’amatissima moglie.

Teresa è stata sua compagna per tanto tempo, hanno amato quel borgo, costruito la loro casa e curato con amore il loro orto. Lì è anche cresciuto Daniele, il loro unico figlio. Emergono tratti di una vita semplice, interrotta solo dalla morte prematura della moglie. La nostalgia della sua compagna è così forte per Delio, da essersi radicato in ogni anfratto di quella casa.

Caterina intuisce però che c’è dell’altro. Come mai il figlio manca da casa da quattro anni? Cosa è successo tra loro?

Le sue foto sono ovunque e quelle immagini la attraggono e la ossessionano nello stesso tempo. Nel suo cuore fa breccia un sentimento nuovo, sconosciuto, inspiegabile.

Daniele non ha contatti con il padre ormai da molto, non sente la necessità di recuperare un rapporto incrinato da tempo. Il lavoro, la musica e il suo amico Amir occupano le sue lunghe giornate. Li lega un’amicizia profonda, che va oltre le differenze religiose e di pensiero, nulla sembra scalfire la loro convivenza, si sostengono a vicenda confrontandosi sempre apertamente.

Sinceramente ho molto apprezzato l’accento che l’autrice ha posto in questo libro sull’integrazione e sul confronto tra culture diverse. È molto difficile conciliare il proprio credo e la propria mentalità in terra straniera. Il confronto tra i due è sempre aperto, Daniele rispetta Amir, ha sempre cercato di aiutarlo, ma qualcosa ad un certo punto si incrina, Amir è costretto a fare una scelta di vita, forse non quella che aveva sognato, ma in linea con i desideri della sua famiglia e delle tradizioni.

Una visione intima, profonda, di una integrazione difficile, che ha lasciato il segno tra le pagine di questo romanzo.

Daniele viene richiamato a casa, le condizioni di salute del padre sono molto peggiorate. La presenza di Caterina assottiglia il divario esistente tra padre e figlio. I loro rapporti sono ridotti all’osso, nulla li accomuna, neanche l’affetto per Teresa, la madre.

Il rancore ha la meglio su Daniele, non riesce a placare il disagio di trovarsi in quella casa. Delio dal canto suo non sembra accorgersi di questa situazione e alimenta un rapporto inesistente, troppo felice per il ritorno del figlio, ma molte sono le vicende familiari inconfessate, che abitano ancora tra quelle mura.

Ma con il passare del tempo Delio sente per la prima volta che qualcosa sta cambiando, grazie a Caterina che con la sua dolcezza ha fatto breccia nei loro cuori, soprattutto in quello di Daniele, che ritrova, dopo un lungo percorso, un padre e una donna da amare. Il loro è un amore che cresce silenziosamente, profondamente. Le loro anime sono affini, si cercano, si sfiorano, si completano. 

Commovente, toccante, romanzo che segna.

Ottimo ritmo narrativo, prosa scorrevole, che facilita la lettura di un romanzo ricco e corposo. Si denota un profondo rispetto per ogni singolo personaggio, sempre coerente con il ruolo assegnato.

Un affresco sincero, delicato, dei moti dell’animo che albergano in tutti noi. È facile ritrovare e ritrovarsi in questa bellissima storia.

SCHEDA DELL’EDITORE

All’alba di un nuovo anno, Caterina giunge in Francia dove sua zia Liliana si è stabilita dopo il fatale incontro con un turista francese. Nel borgo, antico come un aratro, sembra che il tempo non calchi mai la mano: campi coltivati a orzo, frutteti per trarvi conserve e marmellate, forni a legna dove cuocere il pane dal sapore acidulo del lievito madre, tutto sembra ubbidire a un placido scorrere degli anni e delle ore.
Capelli biondo ruggine e, dipinta sul volto, la bellezza senza compromessi della gioventù, Caterina ha lasciato Roma, con i suoi androni scrostati e le strade chiassose, per sfuggire all’abbraccio soffocante di sua madre e trovare la propria via nel mondo. Conclusi gli studi, ha raggiunto zia Liliana con la prospettiva di un lavoro in un poliambulatorio e l’idea di dare una mano nella conduzione del Liliane Coiffure, un lindo salone di parrucchiera dalle poltroncine viola che la zia ha aperto in quel borgo nel sud della Francia.
Un giorno capita nel salone un vecchio signore con una massa scompigliata di capelli e una mano tremante abbandonata lungo la gamba. Si è ferito alla fronte nel tentativo di accorciarsi da solo i capelli, ed è in imbarazzo tra quelle poltroncine viola, i vasi di ranuncoli e le riviste di moda impilate negli angoli. Fuggirebbe, se non fosse per l’accoglienza che gli riserva Caterina, che si prende subito cura di lui.
Come due anime che si sfiorano e si riconoscono, Caterina e Delio, il vecchio signore, comprendono all’istante che il filo del destino li unisce. La sera stessa la ragazza riempie una valigia e si stabilisce nel casolare accanto alla casa di Delio. Il vecchio vive solo, circondato da una terra dura, con malerbe che crescono ovunque e cumuli di sterpaglie affastellati lungo i camminamenti dell’orto, quell’orto che sua moglie Teresa coltivava con cura prima che la malattia se la portasse via. Caterina non tarda a capire che un’altra mancanza grava sul cuore malandato del vecchio: Daniele, il figlio che la foto sulla credenza raffigura come un giovane uomo prestante, coi capelli un po’ lunghi e un’aria sfrontata, è assente da casa da più di quattro anni. In paese, dove tutti parlano di lui e qualche ragazza lo nomina con il rimpianto di una ex innamorata, si sussurra che una grave offesa l’abbia spinto a rifiutare ogni contatto col padre.
Quando, però, dopo una caduta, Delio cede alla vecchiaia e si mette a letto col volto scavato dalla stanchezza della vita, Daniele compare sull’uscio di casa. E Caterina, tormentandosi una ciocca di capelli, lo accoglie con un sorriso di disagio, il cuore impazzito.
Appassionante romanzo sull’educazione sentimentale di una giovane donna, scritto con una prosa delicata capace di ritrarre magistralmente i moti più profondi dell’animo, Finché notte non sia più costituisce una splendida conferma del talento dell’autrice di “Dentro c’è una strada per Parigi”.

Katja Macondo

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